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[TOKYO 2020] Bardello: il paese in festa per il suo oro olimpico


Domenico Tropeano
(@domenicot)
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https://www.italiani.it/bardello-il-paese-in-festa-per-il-suo-oro-olimpico/

“Siamo noi! Siamo noi!”, esala Valentina dopo il traguardo. Nel rush finale la barca volava. Rincorreva le olandesi, ma alla loro sinistra anche britanniche e francesi tenevano botta… Duemile metri di acque mosse dal vento. Una gara appassionante, da trattenere il fiato: sei equipaggi, sei coppie di vogatrici leggerissime, “toste” e concentrate che remavano come forsennate e sono arrivate in un fazzoletto. “È oro, è oro olimpico!”, grida Valentina, ma Federica guarda il tabellone, che non smette di muoversi, e chiede conferma ai giudici… Il tabellone si ferma: dice, nell’ordine, Italia, Francia, Olanda. È davvero oro olimpico! Il primo della storia per il canottaggio femminile italiano. Un grido e un pianto liberatore coronano l’impresa che porta la firma di Federica Cesarini, varesina, e Valentina Rodini, cremonese. Un’impresa che resterà nella storia dello sport tricolore. Bardello, il paese di Cesarini, ha accolto in festa la sua medaglia d’oro. C’eravamo anche noi.

Bardello - in Comune
Foto: cortesia Insieme per Bardello

La notte magica di Bardello

A Bardello, come in tutta l’Italia, sono le 3.17 del mattino, ma non c’è un bardellese sveglio. I pochissimi che dormivano sono stati svegliati dai festeggiamenti.
Pochi giorni dopo, appena tornata da Tokyo, Federica é in paese. Il 2 agosto ha festeggiato in famiglia il suo venticinquesimo compleanno. Stasera, Bardello da il benvenuto alla sua stella.
“Mi aspettavo gente, ma non così tanta!”, sono le sue prime parole. La festa é grande, tra applausi, i pochi brevi, sentiti e cordiali discorsi di sindaco e autoritá civili e sportive, le foto e i riconoscimenti. “Per me Bardello é stata importante. Qui con nonno Gilberto ho imparato ad amare il lago… Lui mi aspettava sempre sveglio, anche alle 2 del mattino, quando tornavo da una gara. Anche a 90 anni! Rappresentava un po’ tutti voi”.

Una varesina per il mondo, con Bardello e il suo lago nel cuore

A Bardello Federica torna appena può, dalla famiglia, che è il suo “motore”. Nata a Cittiglio (dove nacque il mitico ciclista Alfredo Binda), è cresciuta a Varese fino agli 8 anni. Da allora vive a Bardello, paese della mamma. Ed ha cominciato a remare a Gavirate, a un km e mezzo da qui, una sorta di “mecca” del canottaggio italiano. La Canottieri Gavirate è la società più vincente d’Italia. Lì ha cominciato, a 12 anni e lì è cresciuta. Ci torna ancora, quando può. Lì l’ha scoperta l’allenatore Giovanni Calabrese, bronzo olimpico a Sidney 2000. Siccome “Fede” era diminuta e un po’ gracilina, il suo primo allenatore, olandese, le faceva fare la timoniera. Anche se vinceva spesso le gare che faceva remando… Lo racconta ai presenti Paola Grizzetti, olimpica a Los Angeles 1984, anche lei formatrice di Federica a Gavirate, oggi allenatrice della nazionale paralimpica israeliana.

Bardello - Rodini e Cesarini
Foto: Federazione Italiana Canottaggio

Una ragazzina alquanto decisa

Timoniera… ma lei voleva remare. Così, una sera, in un meeting di gare in trasferta, stanca di fare da “spettatrice”, la nostra allora quindicenne, andò a parlare con l’allenatrice: “Paola, non voglio fare la timoniera. Voglio fare il singolo!”. Grizzetti le sorrise e la rassicurò. Federica cadde ben presto sotto le “grinfie” di Calabrese, che ben presto convinse il presidente ad aquistare una barca solo per lei, perché su di lei occorreva investire. Il resto è storia. Ancora oggi tra Cesarini e Calabrese (purtroppo assente per Covid, anche se leggero) c’è un rapporto speciale, che il presidente Giorgio Ongania definisce “simbiosi”. E le parole di Federica lo testimoniano. “Con lui c’è sempre stato rapporto basato sull’esserci, anche a distanza. Quello che è successo lo devo anche a lui. Soprattutto”.

Il sindaco di Bardello “lo sapeva”

È umile e sa essere grata, Federica. “Quando gareggio in giro per il mondo dico sempre che vengo dalla Canottieri Gavirate, che è ormai conosciutissima”. Non dimentica neppure le Fiamme Oro. “Mi hanno accolto dal 2017 e mi hanno permesso di trasformare una passione in un lavoro”. Applausi da e per i membri della Polizia di Stato presenti. Parla poi la Delegata allo Sport del Comune, Francesca Principi, coetanea di Federica. La ringrazia perché “i giovani italiani hanno bisogno di persone come Federica. Del suo esempio nel crescere, stabilire obiettivi e raggiungerli”. E il sindaco. “Io ci ho sempre creduto. In vacanza dicevo: ‘Noi una medaglia d’oro ce l’abbiamo assicurata. È di una mia concittadina’. ‘Perchè è forte?’. ‘No, non è forte. È fortissima’”.
“Mi fa piacere che abbia avuto fiducia in me”, ribatte Federica, “perché gli ultimi due mesi sono stati molto difficili”.

Bardello -  Con sindaco e vice
Federica Cesarini medagliata con sindaco e vicesindaco della sua Bardello

Carattere nei momenti critici

“Valentina si è rotta una costola, e io non dormivo dalla preoccupazione. Mi ha tranquillizzato Giovanni (Calabrese), e poi ci abbiamo messo la testa e la grinta, e ci siamo riuscite”. Un sentito grazie anche al direttore sportivo della Canottieri, Federico Gattinoni. All’ex olimpico di Atene 2004 è grata dei consigli che le diede prima di una recente gara dalle condizioni climatiche difficili. Gara che poi vinse… “Ti ringraziai tantissimo. Mi sei stato d’esempio”.
Dopo le premiazioni, simboliche ma non meno significative, con un riconoscimento anche dai bambini delle elementari, si allestisce una piccola conferenza stampa, prima del brindisi e del “bagno di folla covid free”. Federica sfoggia simpatia e cordialità. È una ragazza semplice.“Quanto pesa questa medaglia?” “L’abbiamo pesata al controllo medico. Pesa più di mezzo kilo, più di quella d’argento e di quella di bronzo”, spiega sorridente come una bambina. Ma la domanda si riferiva al “peso sportivo”…

Gioia senza rancori

Dopo la risata, prosegue: “È il coronamento di un sogno. E con un record mondiale e olimpico in semifinale. A solo 24 anni non me l’aspettavo, questo è sicuro”. E nemmeno questa festa, né le tante manifestazioni di affetto dei compaesani, come i biscotti portati a casa alle 9 del mattino.
Per Federica questa medaglia era un sogno di bambina. Da quando a Varese vide la torcia olimpica diretta a Torino 2006. Si è persino laureata (in Scienze Politiche) con una tesi sui Giochi Olimpici!
Qualcuno chiede cosa direbbe a quell’allenatore olandese che la metteva sempre al timone… Lo rivede spesso. Anche a Tokyo: allena proprio le olandesi che lei e Valentina hanno battuto in finale. “Ha scritto al nostro allenatore federale per farci i complimenti. È vero, mi vedeva solo come timoniera, ma ha sempre detto cose belle sul mio conto”.
Ecco le risposte di Federica a italiani.it

Bardello - Vale e Fede
Foto: Federazione Italiana Canottaggio

Quanto conta la testa nel canottaggio a questi livelli? Come l’avete “lavorata” per le Olimpiadi?

“Conta tantissimo. E in una gara con barche così ravvicinate come questa, ancor di più. La coppia olandese [superata in testa dalle azzurre solo negli ultimi metri, NdR] non è riuscita a controllare la forte tensione. Negli ultimi 200 metri continuava a girarsi, cosa che ha influito sul risultato. Noi ci siamo allenate su questo tante volte, perché avevamo ottenuto ottimi risultati in Coppa del Mondo ma non riuscivamo mai a fare ‘quel passo’ ai Mondiali. E sono contenta perchè a Tokyo ho fatto la gara che volevo [come prima voga, è responsabile della strategia, NdR]. Ho lavorato tanto su di me, e anche come coppia – non è facile convivere con una persona 24 ore su 24, nei mesi della preparazione -. Per esempio, prima di partire abbiamo deciso di camminare insieme per il paese per abituarci alla fatica del villaggio olimpico. Sí: direi che é davvero importante”.

Nei momenti difficili, di infortuni, di sconfitta o di grandi sacrificio, hai mai pensato mollare tutto?

“Ho sempre auto tanta voglia di fare, che a volte mi ha spinto anche oltre il mio fisico… Gli infortuni sono stati sempre una carica per riprovarci e ricominciare. Ci sono stati momenti difficili, però sono sempre riuscita a superarli. Ad ogni caduta ho imparato qualcosa. Quest’anno ero fiera di non avere avuto nessun infortunio, ed è arrivato quello di Valentina… E poi adoro fare fatica. Forse è anche quella la chiave”.


   
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